PIO EMANUELLI.
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TELESCOPI GIGANTI.
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1932.Corriere della Sera, Rivista mensile: La lettura. Febbraio 1932.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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IL TELESCOPIO... PER VEDERE DIO!  UN'AMERICANATA.
MA, DAL CANOCCHIALE DI GALILEO AL GRANDE TELESCOPIO FUTURO CHE PORTER LA LUNA ALLA DISTANZA DI MONZA.
LO SCOPO DI QUESTI PRODIGI DELL'OTTICA NON  DI ACCOSTARE L'UOMO AL MISTERO DELLA CREAZIONE?
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Qualche tempo fa i giornali annunziarono che un banchiere americano, a nome W. MacDonald, aveva lasciato all'Universit del Texas un'eredit alquanto curiosa.
Il defunto banchiere era stato un cultore entusiasta e appassionato di studi astronomici. Aveva trascorso le sue ore di riposo leggendo libri e riviste di astronomia e scrutando il cielo con un modesto cannocchiale di sua propriet, il quale gli permetteva di vedere qualche cosa di quanto accade nel mondo degli astri.
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Si era procurato l'amicizia del direttore dell'Osservatorio del Texas, e cos aveva potuto pi volte mettere l'occhio al telescopio di quella specola ed esaminare un po' meglio i pianeti e le lontane stelle, la Via Lattea e le lontanissime nebulose. Ma anche di questo strumento non era rimasto molto soddisfatto: egli avrebbe desiderato vedere di pi e di meglio, e deplorava che l'Osservatorio dello Stato del Texas non possedesse un telescopio pi potente.
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Aperto il testamento, si  trovato che egli lasciava 25 milioni di dollari (circa mezzo miliardo di lire italiane) per la costruzione di un telescopio gigante con il quale fosse stato possibile "vedere attraverso le vie del cielo".
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Un sacerdote, - aggiungono i giornali, - parente intimo del defunto, dichiar che con l'espressione "attraverso le vie del cielo" il MacDonald aveva voluto accennare al desiderio che il nuovo potentissimo strumento fosse in grado di permettere non solo l'esplorazione dei pi profondi abissi dello spazio cosmico, ma anche la visione di Dio nella sua eccelsa dimora.
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L'Universit ha accettato il cospicuo lascito, con il quale verr costruito il telescopio gigante. Gli astronomi erano tuttavia in forte dubbio se la seconda parte del desiderio di MacDonald potr mai essere soddisfatta...
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Non sappiamo se la spiegazione data dal sacerdote abbia corrisposto o no al pensiero del munifico suo patente; noi saremmo tentati di metterlo in dubbio, poich la frase "vedere attraverso le vie del cielo"  tutta propria del linguaggio astronomico, e null'altro esprime se non il concetto dell'esplorazione scientifica degli spazi celesti. Qualunque astronomo potrebbe usarla. Volervi annettere un significato teologico pu ben essere stata una spiritosa trovata per suscitare un senso di compassionevole umorismo verso chi destinava le sue cospicue sostanze a imprese scientifiche e, peggio, astronomiche, senza alcun pratico e immediato utilitarismo...
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LA LUCE DELL'EMPIREO.
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Qualunque sia la verit, l'idea di vedere, mediante telescopi, se non proprio Dio, almeno l'Empireo, cio la dimora di Dio e degli eletti, non  affatto nuova; venne prospettata, duecento anni fa dal teologo e astronomo W. Derham, nulladimeno che dinanzi alla Reale Societ di Londra, che era ed e tuttora la pi antica e la pi illustre accademia scientifica d'Inghilterra. Nelle Transazioni filosofiche pubblicate da questa Societ, il Derham sosteneva infatti nel 1733 la tesi che le nebulose, come quelle di Andromeda, di Orione, del Sagittario, ecc. fossero probabilmente dei fori o degli squarci del firmamento attraverso i quali si rendeva visibile la luce dell'Empireo. Noi oggi sappiamo che le nebulose sono ben altra cosa che squarci o fori del firmamento: alcune sono degli immensi sistemi stellari, altre dei vasti agglomerati di gas. Il filosofo Kant accenna alla tesi del Derham nella sua Teoria del cielo, ma non la prende sul serio: dice, anzi, che il suo autore non possiede vedute molto intelligenti...
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Forse il Derham, da buon teologo (Doctor of Divinity, come egli amava firmarsi), credeva, con Keplero, nell'esistenza della volta cristallina, situata, secondo questo astronomo, alla distanza di 2000 volte il raggio dell'orbita di Saturno, ossia alla distanza di appena 3 trilioni di chilometri. Keplero e Derham forse ritenevano che, a tale distanza, da essi considerata come immensamente grande ed estrema, finisse il regno delle stelle per cominciare la sede dell'Empireo. Noi oggi sappiamo che la stella pi vicina  a non meno di 43 trilioni di chilometri dalla Terra, e che esistono nello spazio delle coacervazioni stellari che si trovano alla distanza di quintilioni e sestilioni di chilometri, pur non essendo le ultime!
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Con 25 milioni di dollari si potr costruire un telescopio del tipo cellulare del Ritchey, di potenza almeno tripla di quello pi grande che oggi esiste e che si trova all'Osservatorio di Monte Wilson in California; un telescopio cio di 5 metri di apertura. Poich la quantit di luce raccolta da un obiettivo  tanto maggiore quanto pi estesa  la superficie dell'obiettivo stesso, si comprende come questo telescopio gigante riuscir a concentrare oltre due milioni e mezzo di volte la quantit di luce che pu raccogliere l'occhio umano, la cui pupilla misura circa mezzo centimetro di apertura.
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SUL CAMPANILE DI SAN MARCO.
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Il 21 agosto del 1609, il nostro sommo Galileo Galilei mostrava ai patrizi veneti dall'alto del campanile di San Marco, le meraviglie e gli effetti singolari del primo canocchiale da lui allora costruito, il quale - come ci lasci scritto Antonio Priuli nelle sue Cronachette - era "di banda, fodrato al di fuori di rassa gottonada cremesina, di lunghezza tre quarte e mezzo incirca (68 cm.) et larghezza di uno scudo (circa 42 mm.) con due veri, uno cavo, l'altro no, per parte; con il quale, posto a un ochio e serando l'altro, ciasched'uno di noi vide distintamente, oltre Liza Fusina e Marghera, anso Chioza, Treviso e sino Conegliano, et il campaniel et cubbe con la facciata della chiesa de Santa Giustina de Padoa. Si discernivano quelli che entravano et uscivano di chiesa di San Giacomo di Muran; si vedevano le persone a montar e dismontar de gondola al traghetto alla Collona nel principio del Rio de' Verieri, con molti altri particolari nella laguna et nella citt veramente ammirabili".
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L'ingrandimento dato da questo primo cannocchiale era di circa 32 volte: con un telescopio di 8 metri di apertura l'ingrandimento sar di 27.000 volte; con quello, Galilei vide il cielo come se la lente cristallina del suo occhio fosse divenuta da un momento all'altro circa 70 volte pi grande: il futuro telescopio americano avr uno specchio la cui superficie sar 10 mila volte pi estesa del cannocchiale di Galilei e oltre 2 milioni e mezzo di volte quella dell'occhio umano.
Questa potente concentrazione di luce sar utilizzata nella maniera pi ampia mediante l'impiego della fotografia, la quale accumula la luce che riceve, continuamente, senza cio limite teorico di tempo, mentre l'occhio non ritiene l'immagine da cui  colpito che per un decimo di secondo. Con il nuovo telescopio si potranno fotografare delle stelle circa diecimila miliardi di volte meno brillanti della luce pi debole visibile a occhio nudo,
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UN TELESCOPIO DI CINQUE METRI.
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Indipendentemente dal telescopio che l'Universit del Texas far costruire con il lascito del MacDonald, ne  gi in costruzione un altro, il quale, pur di dimensioni pi modeste, avr tuttavia 5 metri di apertura, e sar destinato a essere il pi grande strumento dell'istituto di Tecnologia di California e il pi potente del mondo, superando anche quello del Monte Wilson in California che  il pi grande attualmente in funzione. La distanza focale dello strumento sar 3 volte la sua apertura, cos che esso sar lungo una ventina di metri, avr circa 6 metri di diametro e un peso che non sar inferiore alle 450 tonnellate.
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 a tutti noto che i telescopi sono di due tipi: telescopi ritrattori e telescopi riflettori. Il primo consiste di un obiettivo composto di due o pi lenti, montato all'estremit superiore di un tubo, il quale  puntato verso l'oggetto celeste che si vuole osservare. La luce dopo aver attraversato le lenti, si concentra al foco, verso l'estremit inferiore del tubo, dove l'immagine formatasi viene osservata mediante un oculare e fotografata mediante un apparecchio. I pi grandi strumenti di questo tipo attualmente esistenti sono due: quello dell'Osservatorio di Lick sul Monte Hamilton in California, la cui apertura  di 91 cm., e quello dell'Osservatorio di Yerkes presso Chicago, con un'apertura di un metro e un cm. (Per apertura s'intenda il diametro dell'obiettivo.) Il pi grande rifrattore che si trovi in Italia  quello di 50 cm. del R. Osservatorio di Brera in Milano; viene poi, subito dopo, quello di Collurania in Teramo (40 cm. di apertura) con cui il compianto prof. V. Cerulli fece le sue ben note osservazioni sul pianeta Marte.
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I telescopi riflettori sono costruiti secondo un principio del tutto diverso da quello su cui sono basati i rifrattori. Il rubo del telescopio  usualmente costruito in forma scheletrica:  aperto alla sua estremit superiore, mentre a quella inferiore v' un grande specchio concavo. Lo specchio raccoglie la luce, supponiamo, di una stella, e la concentra al foco dove, come nei rifrattori, viene osservata o fotografata. Il pi grande strumento di questo tipo  quello dell'Osservatorio del Monte Wilson in California, il cui specchio misura metri 2,50 di diametro; immediatamente dopo viene quello di Vittoria, nel Canada, il quale misura un metro e 83 di apertura. Il pi grande riflettore d'Italia si trova a Merate (Como) nella filiale dell'Osservatorio di Brera: il suo specchio misura un metro e 2 cm. di apertura. Di questo tipo sar il nuovo telescopio di 5 metri di apertura per l'Istituto Tecnologico della California, quello, in progetto, di 3 metri, per l'Osservatorio francese dell'Alta Provenza, e quello. di quasi 2 metri, per un nuovo Osservatorio nel Canada.
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LA LUNA A DICIASSETTE CHILOMETRI.
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Ma in America, dove il mecenatismo scientifico non difetta, si sta gi pensando alla costruzione di un telescopio monstre di 8 metri di diametro, secondo il progetto e il sistema del prof. G. W. Ritchey, un maestro, forse il pi grande maestro vivente, dell'arte di costruire i telescopi riflettori di elevata potenza. Quando l'astronomia posseder questo telescopio super-gigante, molti degli enigmi che oggi esistono nei vari problemi concernenti la costituzione dell'Universo saranno rimossi con prontezza e facilit. Noi crediamo che non passer oltre un quarto di secolo che il progetto del telescopio di 8 metri sar un fatto compiuto.
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Grazie all'applicazione simultanea di tutti i perfezionamenti tecnici, il potere di questo strumento sar tale da poter amplificare la Luna, i pianeti e le nebulose amorfe fino 22.500 volte; per i campi stellari, gli ammassi della Via Lattea, e le nebulose spirali, l'ingrandimento potr essere spinto fino a 37.000 volte. Con un ingrandimento di 22.500 volte, la Luna, la quale dista da noi 384.395 chilometri, sar avvicinata fino a 17 chilometri! Potremo vedere sulla Luna degli oggetti di 25 metri di diametro. Uno strumento di tal fatta verr a costare circa 400 milioni di lire italiane.
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Tutte le questioni concernenti la natura della superficie di Marte, e specialmente quelle riguardanti i canali, saranno risolte, poich noi giungeremo a scorgere su Marte degli oggetti non pi estesi di 3 chilometri! Con tale "telescopissimo", potremo fotografare centinaia di milioni di piccole nebulose spirali, sessanta volte pi piccole di quelle che oggi appena riusciamo a fotografare come deboli puntini nebulosi, e situate ad una distanza tale che la luce impiega bilioni e trilioni di anni a percorrerla, prima di giungere alla Terra.
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Un telescopio di tali dimensioni ci riveler l'Universo quale appena i nostri strumenti attuali ci lasciano confusamente intravedere. Venti anni di studio con questo strumento daranno alla scienza quello che non hanno potuto dare i tre secoli che sono trascorsi dall'invenzione del cannocchiale ad oggi. Solo con strumenti di tale potenza potremo esplorare la grandezza dei cieli.
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Con tutto ci, non giungeremo alla soglia dell'Empireo, n potremo vedere Iddio. Ma penetreremo attraverso le vie del cielo e arriveremo con lo sguardo in abissi stellari cos remoti, che ci sembrer di essere pervenuti ai confini del regno della materia.
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FINE.